Cambiamento Climatico e Malattie Infettive: una nuova minaccia per la Salute Globale

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Cambiamento Climatico e Malattie Infettive: una nuova minaccia per la Salute Globale

Fino a pochi decenni fa, le malattie infettive rappresentavano una delle principali cause di morte nel mondo. All’inizio del XXI secolo, l’impiego esteso di vaccini, antibiotici e pratiche igienico-sanitarie avanzate aveva portato a una significativa diminuzione dell’impatto delle malattie infettive. Tuttavia, nuovi fattori stanno contribuendo a ridefinire lo scenario: tra questi, l’evoluzione degli stili di vita, i cambiamenti demografici e l’alterazione degli ecosistemi.

Le trasformazioni ambientali, insieme all’urbanizzazione, alla mobilità e alle nuove abitudini sociali e alimentari, stanno infatti modificando l’equilibrio tra le specie viventi e creando condizioni favorevoli all’emergere o alla ricomparsa di alcune malattie infettive, anche in aree precedentemente considerate sicure. In questo contesto, la transizione epidemiologica richiede un’attenzione particolare all’interazione tra fattori ambientali, sociali e comportamentali per comprendere appieno le nuove dinamiche della salute globale.

Non a caso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito nel 2019 il cambiamento climatico tra le 10 più importanti minacce per l’umanità, mentre altre 6 erano rappresentate da malattie infettive, oppure comunque riconducibili ad esse (come l’antimicrobico-resistenza e l’esitazione vaccinale). In questo contesto, dopo un secolo di progressi, la salute pubblica si trova a dover affrontare una nuova geografia del rischio infettivo.

Temperature in aumento e malattie infettive

Le malattie trasmesse da vettori costituiscono oggi circa il 17% delle malattie infettive a livello globale, e contribuiscono a causare circa 700.000 decessi all’anno. L’innalzamento delle temperature medie globali sta ampliando l’habitat di numerosi vettori di malattia, come zanzare (Aedes, Anopheles), zecche e flebotomi. Di conseguenza, patologie finora considerate tropicali, tra cui Dengue, Zika, Chikungunya e West Nile virus, oppure debellate, come la Malaria, stanno raggiungendo nuove latitudini, anche in Europa, dove si registrano focolai autoctoni sempre più frequenti. Un esempio è l’infezione da West Nile Virus, diventato endemico nella Pianura Padana dal 2008, che nel 2024 ha fatto registrare in Italia 460 casi di infezione umani, e 20 decessi.

Oltre ai vettori, anche i patogeni ambientali beneficiano delle mutate condizioni climatiche. Caldo e umidità favoriscono la sopravvivenza e la replicazione di batteri e virus come Escherichia coli, Cryptosporidium o Rotavirus, soprattutto in contesti a scarsa igiene e con accesso limitato all’acqua potabile. Inondazioni, tempeste e allagamenti, provocati dall’instabilità climatica, aggravano il problema, danneggiando le infrastrutture idriche e sanitarie, aumentando la contaminazione delle acque e la diffusione di malattie gastrointestinali.

Inquinamento atmosferico e infezioni

Il cambiamento climatico è un fenomeno che va spesso di pari passo con l’inquinamento atmosferico, legato in gran parte all’uso di combustibili fossili. L’ Europe’s air quality status 2024 attesta che nel 2022 circa il 96% della popolazione dell’UE respirava livelli di PM₂.₅ superiori alle linee guida OMS (5 µg/m³). Eventi estremi come incendi boschivi, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, aggravano ulteriormente il carico di inquinanti nell’aria. Le particelle fini (PM2.5, PM10) danneggiano le vie respiratorie e compromettono le barriere naturali contro i patogeni, facilitando l’ingresso e la diffusione di virus e batteri. Il risultato è un aumento delle infezioni respiratorie, soprattutto tra bambini, anziani e persone con patologie croniche.

Antimicrobico-resistenza: un rischio amplificato dal clima

Il cambiamento climatico può amplificare anche una delle sfide sanitarie più gravi del nostro tempo: l’antimicrobico-resistenza (AMR). Uno studio recentemente pubblicato su Lancet ha rilevato che nel 2021 l’AMR batterica è stata responsabile di circa 1,14 milioni di decessi. Nonostante si sia osservato un lieve calo rispetto al 2019, probabilmente legato alla ridotta trasmissione delle infezioni respiratorie non-COVID durante la pandemia, il trend complessivo dell’AMR tra il 1991 e il 2021 è preoccupante, in particolare tra le persone di età pari o superiore a 70 anni: in questo gruppo d’età infatti i decessi correlati ad AMR sono aumentati di oltre l’80% nell’intervallo di tempo considerato.

Temperature più alte e instabilità ambientale favoriscono la selezione di ceppi batterici più resistenti. Al tempo stesso, l’aumento delle infezioni, e la difficoltà a diagnosticarle e trattarle in modo appropriato, porta a un uso più intenso e spesso inappropriato degli antibiotici. Il risultato è un'accelerazione del fenomeno AMR, in un contesto in cui gli antibiotici efficaci sono sempre meno e i nuovi farmaci tardano ad arrivare.

Siccità, malnutrizione e rischio infettivo

La siccità è un fenomeno che riguarda 2,4 miliardi di persone nel mondo, e che compromette l’accesso ad acqua sicura e riduce la produzione agricola, aggravando malnutrizione e insicurezza alimentare. Un’alimentazione povera indebolisce il sistema immunitario, aumentando la vulnerabilità alle infezioni comuni. Nei Paesi a basso reddito, questi fattori si combinano in un circolo vizioso in cui clima, fame e malattia si alimentano reciprocamente. Il fenomeno della scarsità d’acqua oggi non è confinato solo ai Paesi a basso e Medio Reddito: in Europa, si stima che il 38% della popolazione viva in aree sottoposte a stress idrico.

I bambini: i più vulnerabili alle infezioni in un clima che cambia

I bambini sono tra i soggetti più esposti agli effetti sanitari del cambiamento climatico, in particolare per quanto riguarda le malattie infettive. La loro maggiore vulnerabilità dipende da diversi fattori, tra cui il sistema immunitario ancora in fase di sviluppo e la maggiore esposizione ambientale a causa delle attività all’aperto e della vita in contesti comunitari come scuole e asili. Infezioni trasmesse da vettori, malattie gastrointestinali e respiratorie tendono a colpirli con maggiore gravità, con conseguenze che possono essere letali nei contesti a maggiore vulnerabilità. Secondo l’UNICEF, circa il 90% del carico sanitario globale legato al cambiamento climatico ricadrà proprio sui bambini. Questo impatto è particolarmente evidente nei Paesi a basso e medio reddito, che, pur avendo contribuito meno alle emissioni globali, subiscono in modo sproporzionato le conseguenze del riscaldamento globale.

Il cambiamento climatico si conferma così non solo come una minaccia per la salute pubblica, ma anche come una questione di giustizia intergenerazionale e di equità globale.

Una prospettiva Planetary Health per proteggere il futuro

Contrastare l’aumento del rischio infettivo richiede un approccio integrato. Serve ridurre le emissioni, adattare le nostre società ai cambiamenti in corso e rafforzare i sistemi sanitari, specie nei Paesi più esposti. La visione della Planetary Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, ambientale e animale, offre un quadro d’azione efficace. Ma è necessario anche un impegno culturale: educare, investire, collaborare. Oggi più che mai preservare la salute del pianeta risulta fondamentale per proteggere la salute di tutti.

Tindara Scirocco | Section of Hygiene - Health Promotion | Università Cattolica