Il ruolo della dieta sul rischio di demenza nel grande anziano

PROGETTI CORRELATI

Il ruolo della dieta sul rischio di demenza nel grande anziano

L’aumento dell’aspettativa di vita si porta con sé anche gli aspetti negativi di malattie croniche e neurodegenerative legate all'età come la demenza, una delle peggiori e delle più diffuse. Per questa patologia, purtroppo, ad oggi non esistono ancora trattamenti efficaci, per cui l’unica soluzione auspicabile è prevenirla o quanto meno ritardarla.

Un fattore di rischio coinvolto nell’insorgenza della demenza su cui si può intervenire è l'alimentazione: questo aspetto, che può in realtà essere considerato anche un fattore di protezione, si è rivelato importante in molte malattie tanto da iniziare ad essere studiato a fondo anche nella demenza.

Generalmente la prevalenza (cioè il numero di casi in un particolare istante) di questa malattia neurodegenerativa aumenta con l'aumentare dell'età anche se ad oggi sono pochi gli studi condotti nei “grandi anziani”, e cioè persone dagli 80 anni in su.

Obiettivo e metodologie della ricerca sul ruolo della alimentazione nella demenza del grande anziano

L’obiettivo dello studio è stato quello di analizzare la relazione tra la dieta mediterranea, le sue componenti caratteristiche e la prevalenza e l’incidenza della demenza in soggetti molto anziani.

I dati analizzati derivano dallo studio “Monzino 80-plus”, uno studio basato su una popolazione composta da soggetti con età pari o superiore a 80 anni, residenti nella provincia di Varese.

Ai partecipanti alla ricerca è stato chiesto di rispondere ad un questionario: le domande riguardavano la frequenza con cui avevano consumato 23 specifici alimenti diversi (in termini di dimensione della porzione e frequenza di consumo) nell'arco dell’anno precedente.

È stato quindi calcolato un punteggio di aderenza alla dieta Mediterranea (MDS, Mediterranean diet score) e altri due indici:

  • la varietà
  • la quantità dei consumi alimentari.

Sono stati poi utilizzati dei modelli statistici multivariati, ovvero modelli in cui l’oggetto dell’analisi è per sua natura costituito da almeno due componenti, per stimare l’associazione tra l’alimentazione e la prevalenza (numero di casi in un particolare istante) e l’incidenza (numero di nuovi casi osservati in un determinato periodo di tempo) della demenza. I risultati sono stati corretti per le caratteristiche demografiche e cliniche dei pazienti.

Le evidenze emerse dallo studio sul ruolo della alimentazione nella demenza del grande anziano

L’analisi ha coinvolto i risultati di due studi:

  • uno studio chiamato trasversale, e cioè realizzato con dati ottenuti in un preciso momento trasversale e condotto su 1390 soggetti
  • uno studio definito longitudinale, e cioè realizzato con i dati ottenuti in un lasso di tempo più diluito, del passato e in divenire (12 anni) su 721 soggetti.

I soggetti partecipanti avevano una età media rispettivamente di 93 per lo studio trasversale e di 92 per lo studio longitudinale.

Dall’analisi trasversale è emerso che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea è stata correlata a minore rischio di demenza. Inoltre, una minore prevalenza di demenza è stata associata anche ad un maggiore consumo di uova, frutta e verdura, carboidrati e ad una maggiore varietà e quantità dei consumi alimentari. Nell’analisi longitudinale, una maggiore quantità di cibo in generale e un maggiore consumo di legumi sono risultati associati a un minore rischio di incidenza di demenza.

In conclusione, lo studio ha evidenziato che:

  • i grandi anziani con demenza tendono a mangiare poco e ad avere diete meno varie;
  • una dieta più abbondante e ricca in legumi si associa a un minor rischio di sviluppare demenza in età molto avanzata;
  • i fattori di rischio e di protezione noti in età più giovane non possono essere generalizzati alle classi di età più avanzate.