Cibo e nutrizione sostenibile: come preservare la salute dell’uomo e del pianeta?

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Cibo e nutrizione sostenibile: come preservare la salute dell’uomo e del pianeta?

Nel contesto della salute pubblica, un fattore che assume primaria importanza è quello del cibo, sempre più spesso al centro delle sfide sanitarie, ambientali, sociali ed economiche del mondo. Ulteriore conferma è arrivata anche dall'assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2020 al Programma alimentare mondiale, per i suoi sforzi volti a migliorare non solo la disponibilità di cibo, ma anche la sua sicurezza.

Il progresso nella ricerca e nella pratica nutrizionale ha portato allo sviluppo della nutrizione di precisione. La nutrizione di precisione mira a comprendere quali siano gli effetti sulla salute derivanti dall'interazione tra:

  • genoma (insieme dei geni del nostro corpo)
  • microbioma (insieme di tutti i microganismi che abitano il nostro corpo)
  • metaboloma (insieme di tutti i prodotti del metabolismo del nostro corpo)
  • alimenti.

Per fare questo, è necessario considerare anche variabili economiche, sociali e comportamentali, consentendo così una gestione dietetica mirata e personalizzata, con l'obiettivo di prevenire e curare i disturbi legati all'alimentazione.

Nutrizione personalizzata: in che cosa consiste?

La nutrizione personalizzata è un insieme di informazioni nate per spiegare perché le diete producono effetti diversi in base alla persona analizzata. Questo tipo di nutrizione si propone di prevenire o contribuire alla cura di malattie croniche come l’obesità, diabete mellito tipo 2, le neoplasie e altre condizioni patologiche, cercando di:

  • individuare gli interventi dietetici più adatti al singolo individuo sulla base delle caratteristiche personali;
  • utilizzare le conoscenze genetiche e comportamentali dell'individuo e quelle del microbioma intestinale.

Lo stile di vita alimentare è un importante fattore di rischio per le malattie croniche a maggiore diffusione nel mondo occidentale, in gran parte correlate all’obesità, diabete, malattie cardiovascolari, artrosi, e diversi tipi di neoplasie.

Esistono numerose linee guida basate su studi epidemiologici, rivolte alla popolazione generale o a gruppi omogenei di pazienti che condividono la stessa malattia. È peraltro noto però che la risposta individuale alla stessa tipologia di alimentazione è variabile, sia per quanto riguarda gli esiti clinici, sia per la modulazione del rischio, per cause psicosociali, culturali ed economiche ma soprattutto per le complesse interazioni tra fattori genetici e ambientali.

Il problema dei grassi saturi e la necessità di cambiare le linee guida nutrizionali

Nonostante la crescente evidenza che gli effetti del cibo sulla salute non possono essere previsti dal contenuto dei singoli nutrienti senza considerare la composizione complessiva dei macronutrienti e il ruolo della matrice alimentare, le attuali raccomandazioni dietetiche continuano a soffermarsi sulla necessità di limitare il più possibile l'assunzione di acidi grassi saturi (Saturated Fatty Acids-SFA).

Queste raccomandazioni dovrebbero prendere in considerazione i diversi tipi di acidi grassi e la diversità degli alimenti che li contengono, che potrebbero essere dannosi, neutri o addirittura benefici in relazione ai principali obiettivi di salute. Inoltre, il focus esclusivo sugli SFA potrebbe portare consumatori e industria verso la promozione di alimenti a basso contenuto di grassi saturi ma ricchi di altre sostanze dannose per la salute, come amido raffinato e zuccheri.

Nell'ambito dello studio sugli acidi grassi saturi, negli ultimi anni c'è stato un acceso dibattito a proposito dell'acido palmitico e del suo ruolo biologico ma anche della sostenibilità delle sue principali fonti vegetali.

L'acido palmitico è un acido grasso saturo e rappresenta il principale componente dell’olio di palma. È presente nella dieta ma è anche sintetizzato per via endogena. Inoltre, ricopre ruoli strutturali e funzionali durante le primissime fasi della vita: è risaputo il suo ruolo nello sviluppo del feto ma anche in seguito durante l'allattamento, in quanto rappresenta il principale componente alimentare del latte materno

Negli adulti, il 20-30% dei fosfolipidi di ogni membrana cellulare è composto proprio da acido palmitico: in sua assenza, le normali funzioni delle nostre cellule non funzionerebbero nel modo corretto.

L’acido palmitico, quindi, è un acido grasso talmente importante che il nostro organismo ha sviluppato un modo di produrlo utilizzando altri nutrienti.

Esiste, infatti, un “meccanismo di controllo” interno, il quale assicura che la concentrazione di acido palmitico rimanga stabile. In caso di diete squilibrate, come ad esempio un’eccessiva assunzione di calorie e zuccheri associata ad uno stile di vita sedentario, questo meccanismo viene interrotto e possono insorgere problemi di salute. Quando la concentrazione nel sangue di acido palmitico cresce il rischio di sviluppare patologie croniche, come malattie cardiache, aumenta. È necessario stabilire intervalli ottimali di offerta e assunzione considerando la possibilità che, soprattutto durante le prime fasi della vita, sia la carenza che l'eccesso possano avere effetti dannosi.

Nutrizione sostenibile: come preservare la salute dell’uomo e del pianeta?

Recentemente è stato sviluppato il concetto di nutrizione sostenibile, che da un lato implica l'approvvigionamento di cibo e di sostanze nutritive sicure ed adeguate per tutte le popolazioni e dall'altro comprende la conservazione dell'ambiente, della biodiversità e delle risorse locali.

Gli interventi sulle abitudini alimentari richiedono anche considerazioni sulla sicurezza alimentare, sui costi e sulla sostenibilità ambientale e quindi implicano un concetto ampio di benessere che va oltre i soli effetti sulla salute.

Un’alimentazione sostenibile può essere in grado di trasmettere a livello globale un messaggio positivo in termini di sostegno al benessere per le popolazioni del pianeta, non solo per la tutela della salute umana ma anche del pianeta stesso.

A causa della pandemia da SARS-CoV-2 tutto ciò risulta ancora più urgente, visto l’impatto sproporzionato sulle persone già sottoposte a svantaggi e discriminazioni. L’impatto della pandemia, infatti, è particolarmente dannoso e svantaggioso nei confronti di quelle persone che vivono in aree di forte deprivazione, oltre che nei confronti di coloro che già soffrono di condizioni croniche come diabete, ipertensione e obesità.

Le disuguaglianze stanno aggravando la malnutrizione sia nei paesi in via di sviluppo sia, per diverse minoranze, nei paesi ad alto reddito. Questi avvenimenti stanno contribuendo ulteriormente alle disuguaglianze sociali nell'assistenza sanitaria, nella prevenzione delle malattie e nel trattamento. Un problema che rischia di incidere non solo su questa ma anche sulle future generazioni.

Un avvertimento è quindi necessario: l'umanità deve cambiare per prevenire il degrado che sta interessando l'ecosistema mondiale.

In conclusione, è necessario sostenere interventi che promuovano la capacità di adattare le esigenze individuali alle risorse disponibili, con la consapevolezza che fare il meglio per il pianeta può essere anche il meglio in termini di salute personale e prevenzione delle malattie.

Pertanto, la diversità alimentare rappresenta il collegamento perfetto tra nutrizione sostenibile e personalizzata, nel rispetto delle variabilità geografiche ed etniche.

Raffaella Gatta - Content Manager